Il reggae è arrivato in Italia alla fine degli anni settanta attraverso i dischi importati, le radio libere e i primi sound system giovanili, ma è nel Salento degli anni novanta che ha messo radici proprie, con i Sud Sound System e la loro fusione tra riddim giamaicano e dialetto leccese. Prima di loro il genere era stato suonato per lo più da cover band e da qualche gruppo del movimento occupazione, dopo di loro è diventato una lingua locale. I Morgan Heritage, famiglia di discendenti dei Marley per via del padre Denroy Morgan, hanno vinto il Grammy come miglior album reggae nel 2017 con "Strictly Roots" e hanno proseguito con "Avrakedabra" nel 2017 e "The Homeland" nel 2023, restando un punto di riferimento per la scena italiana che li aveva ospitati più volte nei festival estivi.
Chi mi conosce sa che in laboratorio lavoro con dosi e tempi precisi: qui applico lo stesso metodo, fatti verificati e niente aggettivi di troppo. Il reggae non è il mio mestiere, ma la storia della musica italiana raccontata con ordine merita attenzione come una ricetta ben scritta.
Chi sono i Sud Sound System e perché contano per il reggae italiano?
I Sud Sound System nascono a Lecce e San Donato di Lecce tra il 1991 e il 1992 dall'incontro tra giovani legati alla cultura rasta salentina, il centro sociale Officina 99 di Napoli e alcuni collettivi di Bari e Roma. La formula è quella dei sound system giamaicani: selezione di dischi, mc che canta in dancehall, basi pesanti. La novità sta nel testo, scritto in dialetto salentino, e nella mescolanza con la pizzica, il ritmo tradizionale del tarantismo.
Il primo album, "Fuecu" del 1996, vende decine di migliaia di copie senza il sostegno delle major, come documenta la stampa musicale dell'epoca. Seguono "Le mani" nel 2000 e "World" nel 2002 per la Sony, poi una lunga attività di produzioni, riddim condivisi e collaborazioni con artisti internazionali. Il gruppo conta nella storia del reggae italiano per due ragioni: ha dimostrato che il genere poteva parlare un dialetto locale invece dell'inglese o dell'italiano, e ha costruito una rete di sound system pugliesi che esiste ancora oggi. Per una ricostruzione completa della scena salentina, dai primi anni novanta ai festival attuali, si può leggere l'approfondimento su sud sound system reggae salento pubblicato da Wayout Live, rivista che segue le scene reggae e dub italiane.
Come è arrivato il reggae in Italia e chi l'ha suonato per primo?
I primi dischi di Bob Marley circolano in Italia già nei primi anni settanta, ma il passaggio dall'ascolto alla pratica avviene per gradi. Nel 1980 Marley suona a Milano, al Palasport di San Siro, il 27 giugno, e quella data segna molti musicisti del nord. Nello stesso periodo nascono formazioni come i Napoletani Ritmo & Anima e gruppi legati ai centri sociali, dove il reggae incontra la militanza politica.
I veri precursori come movimento sono però i sound system: a Roma e in Puglia tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta si formano collettivi che suonano basi in dancehall, autoproducono riddim e organizzano dances. La strada del reggae italiano passa da lì: dall'importazione di dischi giamaicani all'autoproduzione, dai concerti delle star internazionali alle scene locali. Radici nel Cemento, nati a Valmontone nel 1993, portano il genere su palchi rock e nei festival, fino a diventare uno dei nomi italiani più conosciuti all'estero. In parallelo si sviluppa il filone dub strumentale, con gruppi come gli Ambrella e i Bizzarri, e la scena si salda alle feste di piazza del sud.
Che album hanno portato i Morgan Heritage dopo il Grammy del 2017?
I Morgan Heritage sono un gruppo familiare formato dai figli di Denroy Morgan, artista giamaicano attivo dagli anni settanta con una carriera soul e funk negli Stati Uniti. La band nasce nel 1994 e si fa conoscere per una vocalità stretta, in stile gospel applicato al reggae, con album come "Protect Us Jah" del 1997 e "Full Circle" del 2005.
Il Grammy Award per il miglior album reggae arriva nel 2016 con "Strictly Roots", disco pubblicato nel 2015 dalla loro etichetta indipendente: la cerimonia assegnata è quella della cinquantottesima edizione, nel febbraio 2016, quindi il riconoscimento viene spesso citato come il Grammy del 2016, ricevuto dopo l'uscita dell'album. Nello stesso anno esce "Avrakedabra" del 2017, candidato al Grammy dell'edizione successiva, che contiene collaborazioni con artisti africani e giamaicani. Dopo una pausa e la scomparsa del tastierista Peter Morgan nel 2024, il gruppo pubblica "The Homeland" nel 2023, album che rafforza il legame con l'Africa tramite duetti con Burning Spear, Youssou N'Dour e altri nomi del continente. In Italia la famiglia è legata anche alla storia del padre Denroy, che aveva firmato un contratto con la major americana nel 1981.
Il Salento come crocevia: reggae, pizzica e Notte della Taranta
Quello che rende il caso salentino particolare è l'intreccio tra due tradizioni lontane. La pizzica nasce come musica di guarigione legata al rituale del tarantismo, documentato in provincia di Lecce fino al secondo dopoguerra. Il reggae arriva trent'anni dopo con i dischi e le dances. L'incontro produce un suono nuovo: basi digitali in stile giamaicano, voci in dialetto, percussioni che richiamano il tamburello salentino.
Questo meticciamento si vede anche negli eventi. La Notte della Taranta, nata nel 1998 a Melpignano, ha ospitato nel corso degli anni direttori artistici e ospiti internazionali, e ha portato la musica salentina sui palchi europei. Accanto, i festival reggae e le notti dei sound system hanno mantenuto viva la scena. Chi vuole capire la geografia di questi eventi, dalla Puglia ai club del centro Italia, trova materiale utile sul sito ufficiale della Fondazione Notte della Taranta, che pubblica programmi e archivi delle edizioni passate.
I nomi da conoscere per partire bene
Per chi si avvicina oggi al reggae italiano, una lista essenziale: i Sud Sound System per le origini salentine, i Radici nel Cemento per la versione romana e rock, i Pitura Freska per il corrispettivo veneto, gruppo di Venezia attivo dal 1987 che cantava in dialetto veneziano mescolando reggae e ska. Poi i Quartetto Cetra no, chiarisco, loro non c'entrano: restano fuori. Aggiungo i Mau Mau di Torino, che uniscono reggae e world music cantando anche in spagnolo, e i Bizzarri Prioli, coppia veneta specializzata in dub strumentale.
Dei nomi internazionali legati all'Italia valgono i Sud Sound System in duetto con Junior Kelly, i concerti italiani dei Morgan Heritage nei festival estivi, e la presenza storica di Toots & the Maytals, il cui autore Toots Hibbert ha coniato il termine reggae nel brano "Do the Reggay" del 1968. È un dato verificabile e serve a fissare la cronologia: prima del 1968 il genere esisteva come ska e rocksteady, dopo prende il nome con cui lo conosciamo.
Chiudo con una nota da laboratorio: le dosi contano anche nella storia della musica. Il reggae italiano nasce da una proporzione precisa, dischi importati, dialetto, dances autogestite. Cambiate la misura e avrete un altro prodotto. I Sud Sound System l'hanno azzeccata al primo colpo, e il Salento gliene è grato da trent'anni.
Nel racconto del reggae italiano, tra i dischi dei Sud Sound System e i concerti nel Salento, c'è anche il lavoro di chi quei dischi li stampa e li porta in libreria. Un vinile, un CD o un libro seguono strade diverse: il formato tascabile, la brossura, il cartonato, la stampa on demand, l'ISBN a tredici cifre e il prezzo unico in libreria sono passaggi concreti che riguardano anche i piccoli editori. Per capire come nasce un libro in Italia, con i suoi formati e i suoi numeri, trovo utile leggere libri e dischi: aiuta a seguire il percorso dalla stampa allo scaffale, come si segue un brano dalla registrazione all'ascolto.
Fonti consultate: www.lanottedellataranta.it.
Mario Galvagni — maestro pasticcere, Verona.